Pistons, Passions, Pleasures - A Sicilian Dream

La Targa fu una gara automobilistica sulle montagne delle Madonie che, nel 1906, dette origine a un'epopea motoristica ancora viva oggi. Ideata da Vincenzo Florio, il piu' giovane discendente della piu' grande dinastia Siciliana di  tutti i tempi, si corse nella sua forma originale fino al 1977. Nel corso della sua storia fu allo stesso tempo considerata una follia e un evento irrinunciabile da piloti e case costruttrici.  A Sicilian Dream è un film che entra nel cuore di questa saga, esplorando i suoi intrighi piu' reconditi e le sue rivelazioni piu' luminose. Ci accompagna in questo viaggio uno dei piu' brillanti sognatori che l'Italia offre, Francesco Da Mosto, un architetto Veneziano, al tempo stesso storico rigoroso e incurabile romantico. Nel film Francesco invita Alain De Cadenet, un glorioso pilota e costruttore,  ad  unirsi a lui per scoprire cosa spinse uomini e donne a cercare la gloria di una vittoria in questa gara che fu una continua sfida alla morte. Alain De Cadenet, dopo quaranta anni dall'incidente in cui lui stesso quasi perse la vita alla Targa Florio,  ripercorre le strade del leggendario circuito Siciliano che letteralmente fece esplodere la passione nell'isola e nell'intero mondo dell'automobilismo sportivo. Alain e Francesco, su quelle stesse strade, tracciando l'evoluzione della gara unita agli eventi mondiali che con essa si susseguirono, ne rivelano il profondo fascino dalle avventure nella romantica Belle Epoque fino al suo epilogo sanguinoso.

 

Alain De Cadenet i è un uomo del Rinascimento con alle spalle una vita ricca di avventure. Ma nella sua vita c'è  un orribile ricordo su cui vorrebbe mettere una pietra sopra per sempre: l'incidente in cui distrusse il suo prototipo Lola e quasi perse la vita durante la Targa Florio. Uno spettatore Siciliano lo trovo' esanime  e da solo riusci' ad estrarlo dal rottame della sua vettura in fiamme. Per liberarsi da quell'incubo, compira' un altro giro sull'antico circuito della Targa Florio, per riviverlo questa volta come il luogo madre delle gare su strada, la gloriosa competizione che elettrizzo' il mondo intero dando vita a sogni e leggende.

 

Il Conte Francesco da Mosto è un uomo con radici in due isole,  la grande Sicilia e la piccola laguna di Venezia in cui vive sul Canal Grande nel palazzo ancestrale della famiglia paterna. E' il compagno ideale per Alain, un Siciliano per via materna, uno storico che puo' aiutarlo a scoprire l'ambiente magico in cui la Targa Florio fu ambientata. Per Francesco, l'invito di Alain e' la perfetta opportunita'per immergersi nella storia della gara che e' parte del suo retaggio Siciliano, per ricongiungersi con la parte Siciliana della sua persona, una parte che sente mancante. Francesco avverte un legame con Vincenzo Florio; avverte che anche lui fu un sognatore con un peculiare senso dell'avventura, come d'altronde molti abitanti dell'isola.

 

Francesco lascia la sua residenza Veneziana a bordo di un motoscafo, e si ritrova con Alain in Sicilia, a "Floriopoli", le vecchie, dilapidate tribune, il luogo di partenza e il traguardo della corsa. Durante questa sequenza iniziale, alcune scene vengono a intersecarsi per convogliare immediatamente l'importanza di questa gara. Vediamo il circuito su cui sfrecciano  vetture da competizione ultra centenarie ancora in piena efficienza e capaci di velocita' stupefacenti in virtu' delle enormi dimensioni dei motori dell'epoca. Si percepisce la prima sensazione di quanto fosse pericoloso il circuito. In avvincenti  ricostruzioni storiche assistiamo a scene con Vincenzo Florio alla guida di una Panhard del 1903. Nel 1906, tutto quello che Vincenzo voleva era correre, divertirsi e, allo stesso tempo, aiutare la Sicilia. Incontra Felice Nazzaro, giunto a Palermo da Torino per consegnargli una potente FIAT. Felice rimarra' quattro anni con Vincenzo in qualita' di meccanico e soprattutto compagno di avventure. Nel 1907 vincera' la Targa Florio alla guida di una FIAT, e in seguito diventera' costruttore in proprio a Torino.

Vediamo Francesco e Alain alla guida di una Nazzaro del 1913, una vettura simile a quella con cui Felice vinse nuovamente la Targa Florio nel 1913, in quella occasione disputata come Giro di Sicilia, un massacrante periplo dell'isola di oltre 1000 km.  Chissa' se Vincenzo avrebbe mai immaginato che la gara da lui creata, avrebbe rispecchiato per decenni le sorti dell'isola. Chissa' se avrebbe lontanamente immaginato il suo impatto. Sul letto di morte il suo sogno fu che la Targa non venisse dimenticata. Il film dimostra che il suo si è avverato; vive ancora nelle menti e nelle anime di molti, compresi bambini nati piu' tardi e proprietari di vetture da corsa centenarie che ritornano e rivivono le sfide del circuito.

 

Francesco è accolto da Silvana Paladino; oggi la persona rimasta che fu piu' vicina a Vincenzo Florio, e che in vita considero' come il proprio Nonno. Lei è una catena che lo congiunge all'uomo vero e proprio, mostrandogli la casa e i ricordi ereditati dal marito. Ricorda la passione giovanile di Vincenzo per qualsiasi oggetto meccanico e per le novita'. Qui si rivela la passione che lo condusse a creare la corsa e viene messa nel contesto dell'epoca: l'epoca che immediatamente precede la nascita del Futurismo. Vincenzo fu un figlio della Belle Epoque e la sua corsa fu uno specchio per cosa accadeva nel mondo. Fu desiderio di sognare, di provare nuove cose, e nuove tecnologie. In Europa regnava la pace.Era un tempo per l'avventura. Era un tempo in cui ricchi e aristocratici potevano dedicarsi al piacere dei viaggi e ad assistere alle incredibili prove di resistenza in cui si cimentavano gli intrepidi piloti alla guida di vetture mostruose. Automobili prive di freni anteriori, di parabrezza o cinture di sicurezza e con meccanici che dovevano mantenerle in gara con continui interventi, con frequenti e faticosissimi cambi di pneumatici  sull'impervio circuito lungo quasi 150 chilometri.

 

Emozionanti ricreazioni nei luoghi originali ci riportano la storia del primo veicolo a motore di Vincenzo nel 1899, un triciclo De Dion con il quale gareggio' contro una bicicletta e un cavallo. Vinse il cavallo!

 

Nonostante la pericolosita' del tracciato, non ci furono gravi tragedie. La gara si svolgeva su tracciati che fino ad allora avevano visto soprattutto il passaggio di muli e somari. Non c'erano stazioni di rifornimento; gli spettatori fornivano taniche di benzina lungo il percorso e spingevano le auto fuori dai fossi. La gente della Sicilia accolsero la gara con entusiasmo, allineandosi a folle lungo le strade, e gettandosi in aiuto di ogni pilota quando finiva nei guai.

 

Mentre Francesco e Alain guidano sul circuito in una serie di auto d'epoca, compresa l'Alfa di Alain vincitrice alla Targa Florio, ci fanno rivivere gli episodi fondanti del mito della corsa e di Vincenzo Florio. Raggrupati per tematiche, gli episodi rivelano i diversi aspetti che resero la corsa unica e ricca di significati. Per esempio, illustrano le rinomate curve serpeggianti del circuito attraverso la storia dei piloti che dipingevano su rocce ed alberi segnali in codice per segnalarsi l'approssimarsi delle curve, e con la storia del giovane meccanico di Achille Varzi che estinse le fiamme della loro Alfa Romeo dall'abitacolo e con la vettura in testa all'ultimo giro. Alain de Cadenet racconta di non aver mai osservato le splendide viste montane che attraversa oggi, perchè quando correva, non poteva distogliere gli occhi dalla strada per un secondo. Farlo avrebbe significato precipitare da una rupe alla curva successiva.

 

Nella storia del pilota Inglese Cyril Snipe, ricreata con una vettura SCAT originale, osserviamo gli effetti che quel tipo di gara aveva sui piloti- Snipe, esausto, si addormento' lungo il ciglio della strada dopo aver guidato ininterrottamente per tutto il giorno e la notte precedenti. Dopo una dormita di un'ora, ci volle un secchio d'acqua in testa per svegliarlo prima che potesse riprendere la gara e...... vincerla!

 

Via via che ogni nuovo aspetto della gara è rivelato,  Alain entro sempre piu'  nel magico spirito della gara e lascia andare il ricordo dell'incidente, mentre Francesco rimuove uno strato dopo l'altro. Francesco riscopre sempre piu' della sua meta' Siciliana a lungo perduta, ad ogni nuova auto provata, ad ogni nuovo villaggio visitato lungo il circuito, ad ogni storia raccontata. Seguendo Alain e Francesco, ci rendiamo conto di come la corsa appartiene a tutto il popolo Siciliano, non solo ai piloti.

 

Ci spostiamo dal periodo della Belle Epoque al periodo fra le due guerre. Il mondo ora ruota intorno a nuove strutture economiche e sociali, una innocenza andata perduta si riflette nella Targa Florio e nella vita del suo fondatore. La gara diviene piu' pericolosa e registra la sua prima fatalita' nel 1926. La famiglia Florio ormai è privata delle sue fortune e Vincenzo Florio perde il  controllo della gara.

 

Il secondo dopo guerra, un'era di pace e stabilita'in Europa, diventa l'epoca d'oro per le gara di durata e riporta la Targa Florio agli antichi splendori. E' anche l'era in cui l'eroe locale e insegnate Nino Vaccarella vince per tre volte la corsa. Sentiamo i racconti di Nino, il piu' grande sostenitore della gara, come crescendo sognava di vincerla, perche' la Targa Florio E' la Sicilia; e della Ferrari e dell'Alfa Romeo, di battaglie combattute contro la Porsche e di una vittoriosa Mercedes pilotata da Stirling Moss. Altre epiche vittorie dei piloti Inglesi Vic Elford e Brian Redman con la Porsche. Il momento in cui Vincenzo Florio sventola la bandiera ai piloti nella gara del 1955, rappresenta il momento del ritorno della Targa Florio alla gloria, e lui puo' finalmente morire povero ma felice del traguardo raggiunto.

Ma, come il mondo, the corsa sta diventando troppo pericolosa. I rischi diventano piu' altrie gli incidenti, quando accadono, piu' mortali. Nel 1973, l'economia globale sprofonda con l'inizio dell'embargo petrolifero dei paesi Arabi, e un'ultima vittoria della Porsche accompagna l'ultima Targa Florio valida per un campionato Mondiale. Nel 1977 la gara di velocita' sulle Madonie viene interrotta a meta' e per sempre, quando una vettura finisce in mezzo ad un gruppo di spettatori.

 

Alain rivive la scena dell'incidente che per poco non gli costo' la vita, salvato dall'eroico intervento di uno spettatore Siciliano. In una scena commovente, Alain ritrova il figlio il figlio dell'uomo che lo salvo'. Era un ragazzo di 12 anni quando fu testimone dell'incidente e ora ricorda i vari momenti dell'episodio, cosi' permettendo ad Alain di chiudere un cerchio rimasto aperto per decenni dagli anni in cui correva.

 

Anche per Francesco, il cerchio e' ora completo.  Mentre sfreccia insieme ad Alain lungo il rettilineo di Buonfornello che costeggia il mare e riconduce alle vecchie tribune, sente che il suo viaggio interiore  oltre che fisico e' realizzato. Congiungendosi al mito della Targa Florio, Francesco si e' ricongiunto con le sue radici Siciliane, riscoprendo quella sua meta' che era andata perduta.

 

In modi diversi, la Targa Florio era ed e' nel sangue: fu in quello di Vincenzo, è in quello di Alain,e di Francesco. E' nella corsa, è nell'isola.

 

Non è dimenticata.

ASSEMBLE